Premio Strega 2009 |

Con il romanzo “Stabat mater” l’istrionico veneziano Tiziano Scarpa si è aggiudicato la LXIII^ edizione del Premio Strega. L’evento, presentato in televisione da Rai Uno, ha sottolineato l’aspetto agonistico del più importante premio letterario italiano, accentuato per la vittoria ottenuta con un solo punto di distacco. Secondo con 118 voti è risultato “Il bambino che sognava la fine del mondo” di Antonio Scurati che, piuttosto amareggiato e deluso, al microfono di Franco Di Mare ha denunciato “la messa in scena” della fase conclusiva di una manifestazione manovrata dalle grandi lobbies dell’editoria mentre le votazioni erano ancora in corso. Tutto finto quindi? L’impressione che si riceve è questa e qualcosa va senz’altro modificato nel regolamento delle votazioni, così come auspicato da più parti. Ha vinto sicuramente un personaggio, come ha anche dimostrato la tradizionale intervista di Gigi Marzullo al vincitore del premio. Un insolito e annoiato Marzullo ha posto delle domande banali e scontate, contrariamente alle sue abitudini, lasciando in questo modo la scena televisiva a un dirompente Tiziano Scarpa che ha dato il meglio di sé nel leggere con trasporto estremo un brano del suo libro. Tutto sommato un’edizione del Premio Strega che non mi ha avvinto, ne convinto. Scorrono i testi di coda con la sigla della canzone di Edoardo De Crescenzo “Ancora”, ma viene voglia di dire basta! “E’ notte alta e sono sveglio… “ canta, “ …se fossi andato a letto sarebbe stato meglio,” concludo io.
Ecco la classifica finale:
1) “Stabat mater” di Tiziano Scarpa (Einaudi). Voti 119
2) “Il bambino che sognava la fine del mondo” di Antonio Scurati (Bompiani). Voti 118
3) “L’istinto del lupo” di Massimo Lugli (Newton & Compton). Voti 58
4) “L’ultima estate” di Cesarina Vighy (Fazi). Voti 36
5) “Almeno il cappello” di Andrea Vitali (Garzanti). Voti 28

Impara l'arte e... |

Quanti traslochi nella mia vita, ho perso il conto. Il primo a soli tre anni da Napoli a San Giorgio a Cremano, un anno dopo ero a Torre del Greco. Tra i ricordi più lontani e sbiaditi un lungo viaggio in treno: l’odore acre di quelle vecchie carrozze e il rumore assordante sotto le gallerie, avevo cinque anni. Venosa non riesco a considerarla una residenza perché dopo pochi mesi ero a Vasto in Abruzzo. Scuole elementari e medie e quando finalmente iniziavo a sentire miei quei luoghi, si parte per Verona. Un paio d’anni e poi Reggio Calabria, la città che mi ha ospitato per più lungo tempo. L’adolescenza porta inquietudini esistenziali e allora “fuitina” a Viterbo, a San Martino al Cimino per l’esattezza. Con la famiglia cresce il senso di responsabilità e il lavoro mi porta a Perugia, Bastia Umbra, Bari, Torino e poi ancora Reggio Calabria dove, però, cambio abitazione almeno sei volte spostandomi anche nelle frazioni di Terreti e Pellaro. Quando si cambia casa c’è sempre qualche parete da imbiancare e allora permettetemi di considerarmi un perfetto imbianchino. Come si dice... di necessità virtù. Buona domenica.

Sono tornato. |

Certamente non è stato un viaggio di piacere. Ho accompagnato mia moglie all’ospedale Careggi di Firenze per un intervento denominato FOP, acronimo di chiusura del forame ovale pervio. In pratica un’apertura tra i due atri mescolava il sangue venoso con quello arterioso e poteva essere causa di emboli. L’ischemia cerebrale che ha colpito mia moglie l’anno scorso è stata la conseguenza di questa malformazione cardiaca. Non vi voglio avvilire oltre e concludo dicendo che è andato tutto bene. Non è stato un viaggio di piacere, dicevo, ma una volta risolto il problema nel migliore dei modi come non approfittare per una passeggiata nel centro storico del capoluogo toscano. Ero stato altre volte a Firenze per cene di lavoro senza mai avere la possibilità di visitare Piazza della Signoria. Avevo visto Ponte Vecchio che pure è a pochi passi, così quando mi sono affacciato in quella meravigliosa piazza mi sono venute le lacrime agli occhi. Forse anche per il senso di liberazione dalle tensioni e preoccupazioni trascorse. Sono rimasto abbagliato dallo splendore di quelle forme statuarie, prorompenti, levigate, perfette: c’erano bionde, brune, orientali, bellezze da ogni parte del mondo, e poi dicono che non siamo multietnici. Si è vero, c’erano anche delle sculture gigantesche, sicuramente roba per depravati e maniaci sessuali a giudicare dai numerosi scatti fotografici alle nudità.
Ecco, sono tornato!
Ah dimenticavo: mia moglie è quella al centro, tra le due bionde e la giapponesina.L'ulivo di Falcone |

Questa mattina si è svolta sul Lungomare di Reggio Calabria una manifestazione in memoria di Giovanni Falcone. Alla cerimonia, organizzata da “Gli amici di Giovanni Falcone” di Bari e dall’associazione culturale Pharsalia di Reggio Calabria, sono intervenuti i responsabili delle due associazioni, il Vice Sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Raffa con l’assessore Antonella Freno, l’assessore all’ambiente di Bari Maria Maugeri e don Nino Pangallo della Caritas diocesana. Nei giardinetti del Lungomare è stato piantato un ulivo e deposta una targa con l’effige del magistrato scomparso a Capaci per mano della mafia. I discorsi sono stati improntati agli insegnamenti lasciati da Falcone e alla speranza di un’educazione alla legalità diffusa, partendo dalle piccole cose del vissuto quotidiano. “Che questo giorno sia un bagliore di luce, qualcosa che nasce, qualcosa che tardi morira’” questo è il pensiero riportato sulla targa ai piedi dell’ulivo. La giornata piena di sole ha illuminato l’evento, ma temo che lo scirocco che soffiava deciso abbia già portato via con se le belle parole e i sani principi. Soli restano piantati nella nuda terra un giovane albero e un grande uomo che con il suo esempio ancora vive.

Papi chulo |
Foto d'epoca. |

Quarant’anni fanno la differenza.
Ieri ho partecipato a una funzione religiosa in commemorazione di un mio caro amico scomparso due anni fa. Gaetano, come me, era stato uno scout e inevitabilmente alla Messa ho incontrato vecchi amici che non vedevo da tantissimi anni. Mi hanno segnalato il sito del Masci di Reggio Calabria: http://www.masci-rc4.it/index.php. Sono certo che gli scouts del blog lo troveranno molto interessante. Nell’album dei ricordi c’è anche questa foto di quarant’anni fa che mi ritrae con la mia squadriglia. Ovviamente io sono quello più bello, il capo. Dai vari fregi potete evincere che ero un boy-scout con i “controfiocchi”. La squadriglia Picchi è la prima del primo gruppo dell’associazione scoutistica reggina, la più importante per storia e tradizione e non poteva essere affidata a un ragazzo qualsiasi. Quell’anno condussi la mia squadriglia a essere la più numerosa, dodici elementi, e a conquistare tutto quello che era possibile conquistare. Ecco perché, ancora oggi, mi ricordano come una leggenda vivente e ieri a quella funzione mi indicavano come un mito. Ma quarant’anni fanno la differenza: i miei squadriglieri sono tutti cresciuti in altezza e sono divenuti stimati professionisti. Io sono rimasto piccolo di statura e per il dispiacere ho anche perduto quasi tutti i capelli. Vedete quel ciuffo? Perché è qui che volevo arrivare, non aveva niente da invidiare a quello di Little Tony o Elvis Presley e quando passeggiavo sul Corso ondeggiava orgoglioso e ammirato come il cofano di una Mustang sul lungomare di Miami. Certi ricordi fanno male, molto male.
Pulita sarĂ piĂą bella. |

Oggi a Reggio Calabria 27° all’ombra. Un’oretta di passeggiata sul Lungomare senza la protezione di un berretto mi è costata una mezza insolazione e la mia pelata rossa come un peperone. L’estate qui è già iniziata: gente che prende il sole in spiaggia e qualche coraggioso si avventura anche in acqua. E’ un peccato vedere

La fragilitĂ umana. |

Terremoti, tsunami, cicloni, inondazioni, epidemie: quando la natura si scatena, l’uomo prende coscienza della propria fragilità. Eppure la natura fa soltanto il proprio lavoro e lo svolge da oltre quattro miliardi di anni. Se dovessimo comparare l’età della Terra a una giornata di 24 ore, l’umanità occuperebbe solo gli ultimi tre minuti. Siamo proprio piccoli e insignificanti. Il nostro pianeta continua ad avere assestamenti che non saranno mai definitivi, continuerà a evolversi fino alla prevedibile disintegrazione che dovrebbe avvenire tra circa 4 miliardi e mezzo di anni, quando il Sole diventerà una gigante rossa. Nessun problema, perché l’uomo sarà scomparso da diversi miliardi di anni o, nella migliore delle ipotesi, avrà trovato un altro pianeta abitabile per garantire la continuità della specie. Di fronte agli eventi di questi ultimi giorni e davanti ad altri tragici avvenimenti di cui s’è resa protagonista la natura, mi stupisce una cosa. Solo in queste occasioni sembra esistere una coscienza collettiva, una paura generalizzata che fa capolino: l’uomo potrebbe sparire dal mondo anche nel giro di poche ore. Oltre a temere per la propria incolumità si avverte, talvolta inconsciamente, questa terribile verità. Non voglio neppure accennare a imprevedibili minacce che potrebbero giungere senza preavviso dallo Spazio, basta il nostro piccolo e indifeso habitat a darci sufficienti preoccupazioni e spunti di riflessione. E’ venuto il momento di crescere: vogliamoci bene!

Per i tifosi di Willy Coyote |
Il significato di Pace. |
(Piazza Duomo, L'Aquila)Che lo Spirito di Resurrezione della Santa Pasqua sia fonte di Pace e di un nuovo cammino, di un nuovo inizio, non solo per chi in questo momento è nella sofferenza e nella disperazione, ma per tutti gli uomini perché:
“Anche la natura attende la pacificazione con l’uomo perché è l’intero creato a patire le ingiustizie e gli squilibri provocati per mano stessa dell’uomo.” (C. Priolo)
Buona Pasqua!



www.flickr.com
|
visitato *loading* volte